Lo «stato di handicap», definito dalla Legge n. 104 del 5 febbraio 1992, riguarda le persone che hanno una «minorazione fisica, psichica o sensoriale», che causa difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa. Questa «minorazione», che può essere stabilizzata o progressiva, può portare ad uno «svantaggio sociale» ed episodi di «emarginazione sociale», che ostacolano la piena inclusione della persona con disabilità.
La Commissione Medica per l’accertamento dell’handicap di residenza dell’interessato effettua l’accertamento dello stato di handicap. Ciò che costituisce oggetto di valutazione, non sono le condizioni di salute in quanto tali (come, invece, avviene nell’accertamento dell’invalidità civile), bensì le conseguenze che la disabilità determina nella persona che vive e svolge le proprie attività in un determinato ambiente, rispetto alla sua piena realizzazione ed integrazione sociale. La valutazione deve essere globale, in quanto il fine ultimo della normativa è l’inclusione della persona con disabilità, eliminando le condizioni di emarginazione, rimuovendo quelle potenziali e superando quelle effettive.
