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Edifici pubblici e ambiente urbano

Negli edifici pubblici dopo la legge 13/89 (abbattimento barriere edilizia privata) e la legge 104/92 (legge quadro sull’handicap) si sono fatti numerosi passi in avanti, anche se si è persa memoria dei famosi “piani di abbattimento delle barriere” che i Comuni dovrebbero presentare annualmente e riservare loro una quota di finanziamento. Molto dipende poi dall’impianto urbanistico ed architettonico delle città (città ad impianto di tipo medioevale più complicate o città di più recente edificazione) e dalla cultura progettuale dei tecnici coinvolti nella materia.

Ricordiamo che la legge 13/89 e il relativo decreto applicativo (DM 236/89) prevede che ogni edificio di nuova costruzione sia “accessibile” (poter entrare nell’edificio), “visitabile” (poter accedere ai locali dove si svolge l’attività significativa per quell’edificio), “adattabile” (ovvero essere costruito con criteri che permettano modifiche non strutturali e di costi contenuti per adattarlo alle esigenze di persone disabili). Infine l’obbligo di adeguarsi alla legge 13 esiste in caso di ristrutturazioni totali degli edifici e in casi di cambi di destinazione d’uso.

Utile sapere che in casi di barriere in edifici pubblici sono la proprietà e l’ente gestore delle attività che vi si svolgono i due soggetti da coinvolgere per risolvere i problemi.

Largamente inapplicata la legislazione nella edilizia “aperta al pubblico” (esercizi commerciali, luoghi per spettacoli…) a testimonianza che se il disabile non ha più solo una immagine da paziente/utente certamente non ha ancora quella di cliente (solo il settore più prettamente turistico pare essersene accorto) tale da indurre gli esercenti a rendere accessibili i propri esercizi per permettere l’accesso ai clienti disabili. Ricordiamo che parlando di barriere non ci dobbiamo fermare al semplice dato edilizio (un gradino…) ma ragionare anche di assetto degli spazi, come ad esempio la disposizione e le caratteristiche dei tavoli nei bar e ristoranti, di modalità di esposizione delle merci e gli spazi tra uno scaffale e l’altro nei grandi magazzini o supermercati, di raccordi tra spazi interni e spazi esterni (parcheggi riservati) e infine, restando ai supermercati di disponibilità di carrelli adattati a chi deve, in contemporanea, spingere una carrozzina oltre che fare la spesa.

Affrontare le barriere è come pensare ad una catena, se salta un anello salta tutta la catena e viene meno la possibile autonoma della persona disabile.