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COMITATO DEMOCRAZIA: IL PROGRAMMA 2007-2008
A CEFALONIA IL VIAGGIO DELLA MEMORIA

 Sarà  Cefalonia la meta del Viaggio della Memoria 2008. Lo ha annunciato Ilde Bottoli alla riunione del Comitato provinciale per la difesa e lo sviluppo della democrazia di cui è coordinatrice. Un obiettivo molto impegnativo, poiché prevede il viaggio in nave e perché si vorrebbe portare nei luoghi dell’eccidio di oltre novemila soldati italiani da parte delle truppe tedesche fra 350 e 500 studenti.
La Regione Lombardia, però, ha già dato disponibilità a sostenere anche economicamente il progetto, e anche la Regione Piemonte e la Provincia di Torino potrebbero partecipare con un certo numero di studenti piemontesi. Sono in corso contatti con il Ministero della Difesa perché a sua volta dia un sostegno concreto all’iniziativa, che sarà organizzata insieme all’associazione Divisione Acqui.
Se il Viaggio della Memoria sarà l’evento più importante del programma 2007-2008 del Comitato, non meno ricca degli anni scorsi sarà l’attività, che inizierà già la settimana prossima per concludersi nel prossimo settembre in occasione della Giornata europea della cultura ebraica e che si articolerà in momenti di studio e di laboratorio nelle scuole, conferenze e riflessioni, spettacoli, manifestazioni pubbliche intorno alle date del 27 gennaio (Giornata della Memoria), 10 febbraio (Giornata del Ricordo), 25 Aprile (Festa della Liberazione), 9 Maggio (Festa dell’Europa), 2 Giugno (festa della Repubblica).
Il programma è ormai quasi del tutto definito. Primo appuntamento giovedì prossimo, 25 ottobre, al teatro Monteverdi di via Dante, alle 17, con la proiezione parziale del film “Shoah” di Claude Lanzmann, un documentario della durata di oltre 9 ore sullo sterminio degli ebrei durante il nazismo. Verrà proiettata la parte che riguarda specificamente i tre campi di sterminio in Polonia che saranno visitati dai docenti che parteciperanno al corso di aggiornamento a Varsavia dal 30 ottobre al 3 novembre. Il programma 2007-2008 è dedicato in particolare ai diritti umani. Su questo tema le iniziative di maggiore spicco saranno una mostra fotografica di Livio Senigalliesi sulla strage di Srebrenica, in Bosnia, e la testimonianza delle Madri della Plaza de Majo sui desaparecidos argentini durante la dittatura del generale Videla
Il programma ha ricevuto il plauso e l’approvazione di tutti i componenti del Comitato, e il presidente Giuseppe Torchio si è impegnato in prima persona a intervenire presso il Ministro della Difesa Arturo Parisi e la Marina Militare, ma anche presso il Governo per chiedere la partecipazione alla cerimonia a Cefalonia di una rappresentanza dello Stato italiano.
Evelino Abeni ed Enrico Fogliazza hanno chiesto se non sia il caso di stimolare o organizzare momenti di ricerca, di conoscenza e di riflessione sugli avvenimenti che, dalla Resistenza alla costruzione della Repubblica attraverso la Costituente e le lotte sociali del dopoguerra, hanno caratterizzato territorio e personaggi cremonesi.
Una proposta anche dal segretario della Cgil Massimiliano Dolci, secondo il quale è straordinario e senza eguali probabilmente in Italia il lavoro fatto in questi anni dal Comitato nelle scuole. Tuttavia c’è un’intera generazione di lavoratori che poco o nulla sanno di quegli anni e in generale della storia italiana degli ultimi decenni. La proposta pertanto è quella di organizzare, “anche l’anno prossimo”, iniziative rivolte specificamente ai lavoratori, direttamente nei luoghi di lavoro o in luoghi facilmente raggiungibili, in orario di lavoro, utilizzando permessi e chiedendo in ogni caso la collaborazione delle aziende.
Entrambe le idee sono state apprezzate e su di esse lavorerà un gruppo ristretto che elaborerà proposte concrete.
Il Comitato ha poi approvato un documento di sostegno alla battaglia di Marcella De Negri e Paola Fioretti, figlie di due ufficiali della Divisione Acqui uccisi a Cefalonia, che chiedono alla Procura militare italiana di aprire un procedimento per perseguire quel crimine e rendere giustizia alle vittime, cui invece è stata negata ancora recentemente da alcuni tribunali tedeschi che hanno definito i militari italiani che rifiutarono di passare sotto il comando dei nazisti dopo l’armistizio come traditori.


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